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La crisi del costo della vita ridefinisce il lavoro in Europa: per molti i salari non tengono il passo

Ultimo aggiornamento 27 novembre, 2025

Natalia Stawiarska
Natalia StawiarskaScrittrice, esperta di carriere
Consigli di carriera

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crisi del costo della vita

Un’indagine condotta su 1.000 lavoratori in Germania, Francia, Spagna e Italia mostra come inflazione, precarietà lavorativa e pessimismo economico stiano cambiando profondamente le scelte professionali e il benessere finanziario in Europa.

Nonostante le differenze nazionali, i lavoratori europei vivono sotto pressione e molti iniziano a perdere fiducia nella promessa che l’impegno garantisca stabilità economica.

Risultati chiave

  • Sostegno al reddito di base universale: il 64% è favorevole alla sua introduzione come risposta a inflazione e instabilità.
  • Reddito vs. inflazione: solo il 18% afferma che il proprio stipendio ha tenuto il passo con l’inflazione. Ogni terzo partecipante (il 34%) dice che non ha affatto tenuto il passo.
  • Tagli e rinunce: il 59% ha ridotto le spese superflue. Uno su quattro (il 26%) ha tagliato anche su beni primari come cibo o utenze.
  • Lavori extra e debiti: l’11% ha iniziato un secondo lavoro per arrivare a fine mese; l’8% ha chiesto prestiti o contratto nuovi debiti.
  • Ansia finanziaria: quasi il 40% prova ansia legata al denaro ogni settimana o tutti i giorni.
  • Crisi della meritocrazia: il 69% dubita che l’impegno lavorativo garantisca sicurezza economica.
  • Paura di licenziamenti e recessione: il 44% prevede più licenziamenti nel 2025, e il 70% è preoccupato per una possibile recessione.
  • Preoccupazioni geopolitiche: il 91% teme che le tensioni globali aumenteranno ulteriormente il costo della vita.

Le preoccupazioni economiche nel 2025

L’inflazione si conferma la preoccupazione dominante: il 59% dei lavoratori europei la considera il maggior problema economico. Le altre grandi fonti di ansia sono, in ordine:

  • L’instabilità politica o globale – 34%
  • Le spese sanitarie o assicurative – 24%
  • L’assenza di risparmi – 23%
  • I costi dell’alloggio – 21%
  • Il timore di perdere il lavoro o di restare disoccupati – 20%

preoccupazioni economiche dei lavoratori

L’inflazione cambia la vita quotidiana

Per far fronte all'aumento dei prezzi, i lavoratori in Europa stanno compiendo scelte difficili e cambiando le proprie abitudini:

  • Il 60% rinuncia a spese superflue (come viaggi o cene fuori).
  • Il 34% rinvia acquisti importanti.
  • Il 26% taglia anche sui beni essenziali (come spesa e bollette).
  • Il 14% vorrebbe riqualificarsi ma non può sostenerne i costi o dedicarvi tempo.
  • Il 5% si trasferisce in una casa più piccola o torna a vivere con i familiari.
  • Il 4% rimanda la decisione di allargare la famiglia.

I lavoratori sono incerti

Il timore di perdere il lavoro si basa su dati preoccupanti:

  • Il 53% potrebbe resistere senza stipendio per un massimo di tre mesi.
  • Il 44% prevede un aumento dei licenziamenti nel corso dell'anno.
  • Per quanto riguarda la recessione, la preoccupazione è alta: è estrema per il 28% degli intervistati e moderata per il 42%.

Il fatto che il 59% degli europei, nonostante tutto, non sia disposto a traslocare per un impiego migliore evidenzia come i legami con la propria comunità e una mobilità limitata possano accentuare le difficoltà economiche.

Cosa significa: la pressione economica costringe molti europei a fare sacrifici concreti e a convivere con un’elevata incertezza. In tanti costretti a tagliare le spese e a posticipare decisioni importanti, sentendosi al tempo stesso impreparati a possibili crisi occupazionali. Eppure, nonostante altrove esistano opportunità migliori, la maggior parte sceglie comunque di restare dov’è.

L’opinione pubblica sempre più favorevole a riforme

I segnali di un cambiamento generazionale sono evidenti:

  • Il 69% dubita che lavorare sodo garantisca stabilità economica.
  • Il 64% sostiene il reddito di base universale.
  • Il 34% indica l’instabilità politica/globale tra le principali preoccupazioni per il 2025.

Cosa significa: l'idea che il sacrificio individuale ripaghi con la sicurezza economica sta perdendo terreno, mentre cresce il sostegno a riforme economiche strutturali.

La tecnologia alimenta l’ansia

Anche l’innovazione tecnologica preoccupa i lavoratori:

  • Il 44% teme un impatto negativo dell'IA sul proprio lavoro entro i prossimi 3-5 anni.
  • Per il 5% dei lavoratori l'impatto negativo è già un fatto.
  • Solo il 12% sta investendo in formazione per prepararsi al cambiamento.

Cosa significa: i lavoratori sono sempre più preoccupati che le nuove tecnologie possano mettere a rischio il loro posto, ma solo in pochi si sentono davvero pronti o stanno facendo qualcosa per adattarsi.

Per richieste stampa, contattare Laura Viviani all'indirizzo laura.v@livecareer.it.

Metodologia

L'indagine si è svolta il 28 maggio 2025 su un campione di 1.000 lavoratori in Germania, Francia, Spagna e Italia. I partecipanti, contattati tramite Pollfish, rappresentavano diverse fasce d'età, settori, redditi e tipologie di lavoro. Il sondaggio, tramite domande a risposta multipla e su scala di valutazione, mirava a comprendere la pressione finanziaria, la sicurezza sul lavoro e la fiducia dei lavoratori nell'economia, analizzando le loro reazioni a inflazione, automazione e cambiamenti politici.

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Categoria: Consigli di carriera

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Informazioni sull'autore

Natalia Stawiarska

Natalia Stawiarska

Natalia è una content writer con oltre 5 anni di esperienza nella creazione di contenuti digitali per importanti multinazionali. Laureata in Lingua e Letteratura Italiana presso l’Università Niccolò Copernico di Toruń, in Polonia, ha conseguito una laurea magistrale con Specializzazione in Linguistica presso l’Università di Varsavia. Attualmente scrive per il CV builder di LiveCareer, offrendo consigli pratici su come scrivere un CV e una lettera di presentazione efficaci. Tutti i suoi articoli sono affidabili al 100% e rispecchiano pienamente le linee editoriali di LiveCareer.

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